zur Startseite

Museo di Roma

Il settecentesco Palazzo Braschi, nel cuore della Roma Rinascimentale e Barocca, è la sede del Museo di Roma. La collezione del Museo, all’interno nel palazzo, costituisce il miglior racconto per immagini della città Eterna che si possa vedere, con quadri, opere grafiche e fotografie dal Seicento al Novecento.

Der Palazzo Braschi aus dem 18. Jahrhundert, im Herzen Roms der Renaissance und des Barocks, beherbergt das Museum von Rom. Die Sammlung des Museums, die im Palast untergebracht ist, stellt die beste Geschichte der Bilder der Ewigen Stadt dar, die man sehen kann, mit Gemälden, Grafiken und Fotografien vom 17. bis zum 20. Jahrhundert

Contatti

Museo di Roma
Piazza San Pantaleo, 10
IT-00186 Roma

E-Mail: museodiroma@comune.roma.it

valutare Museo di Roma:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Museo di Roma

Mostra

Domiziano Imperatore. Odio e amore

La Mostra, curata a Roma dalla Sovrintendenza, si prefigge lo scopo di offrire al pubblico la possibilità di conoscere un imperatore spesso trascurato, ma che ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione di Roma e del suo impero così come li percepiamo ancora oggi.

Attraverso le opere selezionate, la mostra intende narrare la vita dell’imperatore e della sua famiglia, nonché quelle della corte che lo circondava e dei suoi sudditi, attraverso le parole degli autori antichi, i monumenti architettonici, l’arte del periodo e gli oggetti quotidiani; la Mostra prevede numerosi prestiti internazionali dai più importanti musei dal mondo.

valutare Domiziano Imperatore. Odio e amore:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Domiziano Imperatore. Odio e amore

Mostra

Francesco Messina. Novecento Contemporaneo

Una ricca selezione di bronzi, terrecotte e gessi raffigura la vitale attualità dell’arte del maestro tra tradizione e modernità.

La mostra propone al pubblico l’attività di Francesco Messina e dello Studio Museo milanese che porta il suo nome rappresentando sia il rapporto con la tradizione – classica, rinascimentale e ottocentesca – sia il dialogo con la contemporaneità, restituendo quindi l’ancora vitale e stimolante attualità del lavoro dello scultore e il senso profondo dell’attività di valorizzazione che lo Studio Museo Francesco Messina ha condotto a partire dal 2014, in primo luogo, grazie all’attività espositiva.

Francesco Messina (1900-1995), siciliano di nascita, ma milanese di adozione, delinea fin dall’inizio del proprio percorso artistico un preciso orientamento verso la grande tradizione artistica della scultura di figura, con l’uso di tecniche e materiali classici – il bronzo, il marmo, la cera, la terracotta, il gesso – intercettando il gusto di un pubblico distante dalle sperimentazioni più ardite, che lo segue anche sui più noti rotocalchi italiani del secondo dopoguerra.

Nonostante il riferimento costante alla tradizione dell’intera produzione dell’artista, la mostra Francesco Messina. Novecento Contemporaneo non restituisce il profilo di uno scultore arroccato in un sentimento di nostalgia verso un passato remoto da cui trarre suggestioni e contaminazioni, ma viceversa ricostruisce una personalità dinamica che, in ogni stagione, ha saputo maturare un nuovo approccio alla tradizione, di volta in volta rielaborata e adeguata al linguaggio del proprio tempo, e che ha dimostrato, nella sua produzione, di saper precorrere ricerche poi sviluppatesi in epoche più recenti.

La mostra può essere considerata un banco di prova per verificare questa specifica vocazione dell’artista ovvero la sua appartenenza a un tempo senza tempo, quale depositario consapevole dell’antico mestiere del fare scultura. A questo scopo, trovano collocazione nelle sale del Casino dei Principi 81 opere (soprattutto bronzi, terrecotte e gessi) che appartengono alla collezione permanente dello Studio Museo Francesco Messina e opere di quindici artisti contemporanei (cyop&kaf, Vanni Cuoghi, Salvatore Cuschera, Giovanna Giachetti, Alberto Gianfreda, Andi Kacziba, Giulia Manfredi, Francesco Merletti, Daniele Nitti Sotres, Francesca Piovesan, Nada Pivetta, Dominique Robin, Daniele Salvalai, Elisabeth Scherfigg, Andreas Senoner), che si confrontano con le sculture di Francesco Messina e che illustrano, per tappe significative, la linea programmatica e l’attività di valorizzazione condotte dallo Studio Museo negli ultimi anni.

La collezione permanente – selezionata, nel suo nucleo principale, dallo stesso Messina alla metà degli anni Settanta, al momento della nascita dello Studio Museo – riassume la produzione dell’artista in modo articolato, abbracciando un arco cronologico che, dagli anni Trenta, giunge fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso.

Di questo nucleo fanno parte opere emblematiche che sono esposte a Villa Torlonia: le fusioni dagli originali che, negli anni Trenta, furono selezionate dalla Biennale di Venezia per rappresentare l’Italia nelle mostre all’estero organizzate da Antonio Maraini (come Bambino al mare, 1935); i ritratti che restituiscono il clima culturale degli anni compresi tra le due guerre (come il Ritratto di Salvatore Quasimodo, 1937); i bozzetti per importanti commissioni monumentali (la serie dei cavalli che precede la realizzazione del Cavallo della RAI del 1966, i bozzetti per il Monumento a Pio XII in San Pietro); le sculture femminili in terracotta e in gesso policromo degli anni Settanta.

L’esposizione romana si articola in sezioni che ruotano attorno ai temi principali della ricerca di Messina: il ritratto tra archeologia e contemporaneità, l’approccio alla tradizione con uno sguardo moderno, l’indagine anatomica, il colore, la scultura monumentale.

Il percorso è arricchito da due video-interviste del 1973 che mostrano Francesco Messina all’interno dello Studio Museo (Io e… di Anna Zanoli, in cui lo scultore racconta il suo rapporto con la Pietà Rondanini di Michelangelo e Incontri – Fatti e personaggi del nostro tempo in cui Messina, intervistato da Franco Russoli, realizza un bozzetto in creta).

A cura di Maria Fratelli, Chiara Fabi e Chiara Battezzati, è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con il Comune di Milano e lo Studio Museo Francesco Messina.

valutare Francesco Messina. Novecento Contemporaneo:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Francesco Messina. Novecento Contemporaneo

Mostra

I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini

In esposizione un’ampia panoramica sull’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli.

In due sale di Palazzo Clementino ai Musei Capitolini, accanto al Medagliere, una preziosa selezione di oltre 660 marmi policromi di età imperiale provenienti dalla collezione capitolina e dalla Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli. Grazie ad un comodato gratuito decennale, l’allestimento offre una visione sull’immensa quantità di pietre importate a Roma: un’occasione unica per ripercorrere, attraverso forme, colori e fantasie, la storia millenaria della capitale da un punto di vista artistico ma anche socioculturale, politico ed economico. L’uso dei marmi policromi caratterizzò infatti in modo determinante l’architettura romana di età imperiale.

L’allestimento si sviluppa in due sale. Nella prima sono esposti 82 frammenti policromi provenienti dalla Fondazione Santarelli; l’altra ospita due coppie di campionari, una del primo ’800 con 422 pezzi, sempre della Fondazione, l’altra pertinente alla collezione Capitolina, iniziata nella seconda metà dell’800 dalla famiglia Gui e costituita da 288 formelle. Nella stessa sala è presente anche una testa di Dioniso montata su busto non pertinente femminile (composta da otto tipologie marmoree diverse e una selezione di strumenti per la lavorazione del marmo provenienti dalla bottega Fiorentini).
In loop viene proiettato un documentario, a cura di Adriano Aymonino e Silvia Davoli, che ripercorre la storia di queste materie giunte a Roma in relazione alla politica di espansione dell’impero.

L’allestimento vuole raccontare la stretta connessione tra la presenza di materiali non-autoctoni alla città di Roma e l’espansione politica, economica e geografica dell’antico Impero Romano, tracciando territori e reti geografiche attraverso la storia e la memoria.
Infatti, poiché le grandi strade dell’impero partono dal centro della città antica, la collocazione dei marmi rispecchia le cardinali da cui giunsero a Roma.
Ne consegue un colpo d’occhio istruttivo, che indica le civiltà più avvezze alla lavorazione del marmo al momento della conquista romana.

L’uso di alcuni marmi colorati risale al Neolitico o alla tarda età del bronzo, come il duro serpentino verde. In Egitto i faraoni sfruttarono qualità diverse e l’ultima loro dinastia, i Tolomei (305 – 30 a.C.), ampliò il repertorio con porfidi e alabastri, che saranno in seguito apprezzati a Roma. Qui prevalse a lungo il rifiuto del lusso, preferendo idee e materie tratte dalla tradizione. L’introduzione di alcuni marmi colorati risale al periodo repubblicano, come il giallo antico e il pavonazzetto, mentre la loro diffusione è da collegarsi all’imperatore Augusto. Il maggior assortimento di marmi colorati risale ai Flavi (69-96 d.C). Molte cave divennero imperiali con gli Antonini, che accrebbero quelle extra italiche. Le tinte erano ravvivate da levigature, grassi o cere e dovevano correlarsi a dipinti e decorazioni, andati quasi tutti perduti.

Estrazione, lavorazione e trasporto necessitavano di moltissimi addetti, i quali dovevano essere bene addestrati e disciplinati. È possibile che Augusto e i successori abbiano voluto deliberatamente finanziare queste attività anche per favorire l’amalgama etnica e sociale entro l’enorme estensione dell’impero, volendo coinvolgere economicamente i popoli conquistati. I costi furono comparabili a quelli di campagne militari e devono aver avuto motivazioni adeguate. Ma il motivo non è del tutto chiaro. È stato interpretato come desiderio del lusso, di aumento del gettito fiscale e di rappresentazione simbolica dell’estensione imperiale.

La progressiva dissoluzione militare, politica, amministrativa ed economica occidentale, che corrisponde all’Alto Medioevo, vide chiudere la maggioranza delle cave e successivamente la forte tendenza al riuso di materiali antichi. Si andò sviluppando un’arte nuova, che avrebbe sfruttato in modo originale i marmi colorati. Si diffusero i pavimenti con lastre reimpiegate intere o sminuzzate, a formare motivi geometrici. Le tinte di qualche marmo antico echeggiarono nell’architettura romanica e gotica, in Toscana e in altre regioni, facciate e campanili striati di bianco e di rosso (o verde), imitavano il porfido e il serpentino, come fece più esattamente anche la pittura trecentesca.

Nella più organica ripresa dell’antico, il Rinascimento, si nota un dato contraddittorio e trascurato: le vive tinte di Roma furono sbiadite o reinventate. Un cambiamento si deve alla maturità di Raffaello, nelle Stanze vaticane, a partire da quella dell’Incendio (1514-1517), dove sono congruamente dipinte diverse pietre colorate. A metà Cinquecento a Firenze si sviluppò la tarsìa marmorea (dal 1588 con l’Opificio delle Pietre Dure), che sembra riflettersi nello stile del Bronzino. Si diffusero allora anche i dipinti su ardesia e poi su altre qualità lapidee.

I vivi colori di Roma innescarono presto un luogo comune: sarebbero stati eccessivi, corrompendo la misurata semplicità greca. È un’idea che riemerge nella storia dell’arte, nei giudizi su Manierismo e Barocco quali degenerazioni dell’equilibrio rinascimentale. Nel primo Rinascimento, quei colori dovevano vedersi meglio di ora, specialmente nei marmi, che non avevano subito secoli di spoglio, né l’azione dell’inquinamento. Eppure tante immagini della città li mostrano sbiaditi, fino al Neoclassicismo e ancora oltre. Può darsi che quel “filtro” servisse a rendere credibili le immagini riferite al passato, poiché qualcosa di simile si vede nel flashback cinematografico, spesso in bianco e nero o con colori alterati. Tali modifiche possono aver aiutato ad usare l’immagine artistica come macchina del tempo.

valutare I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini

Mostra

Il mosaico della “Real Casa”

In esposizione dal 2 aprile 2022 alla Centrale Montemartini un mosaico pavimentale restaurato di epoca tardo imperiale. Il mosaico fu scoperto a Roma nel 1900 in via XX Settembre nella zona tra il Ministero della Real Casa e il giardino, nei pressi dell’attuale Giardino del Quirinale.

I frammenti dell’opera musiva, risalente alla metà del III/inizio del IV secolo d.C., facevano parte di un ampio mosaico pavimentale, già interessato al momento della scoperta da estese lacune causate dall’inserimento di strutture moderne che hanno distrutto parte della pavimentazione. La superficie è interamente decorata da girali vegetali che fuoriescono da kantharoi, contenitori con alti manici, collocati negli angoli e al centro dei lati lunghi del pavimento.
La composizione è vivacizzata dall’inserimento di un riquadro policromo, collocato in posizione decentrata. Qui, all’interno di un campo giallo, è inserito un fiore a quattro petali con piccole foglie lanceolate negli spazi di risulta della composizione; una fascia separa questa decorazione da una cornice con motivo di fogliette di alloro stilizzate.

Il grande ambiente pavimentato da questo mosaico, dalla superficie originaria di 8,40 x 6,70 metri, era la sala di rappresentanza di una nobile abitazione di epoca tardo-imperiale. In questo periodo si prediligono per i mosaici temi decorativi geometrici o riferiti al mondo della natura, mentre meno frequenti sono le tematiche mitologiche e quelle relative alla vita quotidiana, più diffuse nelle epoche precedenti.

Il restauro del mosaico ha comportato lo strappo dalla superficie su cui era collocato in origine, operazione sempre traumatica, ma necessaria nei numerosissimi casi in cui risulta l’unica soluzione per conservare resti altrimenti destinati alla distruzione a causa delle necessità derivate da trasformazioni urbane e del territorio. Le operazioni di restauro e conservazione successive a tali eventi hanno quindi lo scopo di ripristinare le condizioni di stabilità dei tappeti musivi che al momento dello strappo possono subire danni per l’asportazione delle malte originali con conseguente rischio per la continuità e la corretta disposizione delle tessere. Nel caso dei quattro mosaici oggetto del restauro che si presenta in questa occasione, le condizioni dei supporti hanno fortemente risentito di una modalità di lavoro praticata in passato, in base alla quale le superfici a mosaico erano allettate su nuovi supporti in malta cementizia rinforzata con un'armatura di barre in lega di ferro.

Le operazioni conservative si sono svolte in due fasi principali:
1) rimozione del supporto in cemento e armatura in ferro;
2) ricostruzione del supporto secondo modalità adeguate ai moderni standard conservativi. Operazioni preliminari sono state la documentazione fotografica relativa all’ante operam, il trattamento biocida, la pulitura preliminare e la protezione della superficie musiva tramite bendaggio. Si è quindi proceduto all’abbassamento del massetto e alla rimozione dei ferri. La fase di ricomposizione del supporto ha visto la posa di uno strato di malta a contatto con il massetto cementizio prossimo alle tessere musive e il posizionamento di un pannello di supporto in areolam. A completamento dell’intervento è stata effettuata la pulitura e la stuccatura delle superfici musive e si è proceduto alla stesura di una maltina liquida negli interstizi delle tessere.

Un video permette di ripercorrere le fasi del restauro.
Nell’esposizione del mosaico della Real Casa alla Centrale Montemartini i frammenti del pavimento restaurati, ma tra loro non combacianti, sono stati posizionati su un grande tappeto calpestabile realizzato in lionoleum, dove in scala 1:1 è riprodotto il motivo decorativo del mosaico. Questa ricostruzione grafica offre ai visitatori la visione d’insieme dell’opera, suggerendo con immediatezza la ricchezza decorativa del complesso disegno originario nell’ intento di restituire ciò che è andato irrimediabilmente perduto.

valutare Il mosaico della “Real Casa”:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Il mosaico della “Real Casa”

Mostra

Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline

Si arricchisce di sei nuove opere la mostra Colori dei Romani. I Mosaici dalle Collezioni Capitoline dal 24 novembre. Prorogata al 15 gennaio 2023

Un evento importante per raccontare, attraverso la trama colorata di queste opere, brani di storia della città di Roma, illustrando nel modo più completo i contesti originari di rinvenimento. Accanto ai mosaici sono esposti anche gli affreschi e le sculture che insieme ad essi costituivano l’arredo degli edifici di provenienza; questa presentazione d’insieme consente di interpretare le scelte iconografiche, i motivi decorativi, l’aspetto formale delle opere come espressione del gusto e delle esigenze dei committenti. Tutto questo offre un significativo spaccato della società romana in un ampio periodo compreso tra il I secolo a.C. e il IV d.C.

La ricca e preziosa documentazione d’archivio, messa a corredo delle opere esposte, illustra i rinvenimenti con foto storiche, acquarelli e disegni, testimonianze che aiutano a raccontare il clima e le circostanze che determinarono queste scoperte: le trasformazioni urbanistiche e il fervore edilizio che caratterizzarono la storia di Roma tra gli ultimi decenni dell’800 e i primi decenni del secolo scorso, quando, parallelamente al progressivo ampliamento della città per far fronte alla sua nuova funzione di capitale d’Italia, fu scritta una delle più “fortunate” pagine dell’archeologia romana.

Alcuni dei mosaici esposti alla Centrale Montemartini sono stati presentati nel 2019 in una mostra di grande successo allestita in tre sedi dell’area geografica balcanica: la prima e la seconda dal titolo “Visioni colorate dell’antica Roma. Mosaici dai Musei Capitolini” nel National Archaeological Institute with Museum at the Bulgarian Academy of Sciences a Sofia (16 maggio-3 agosto 2019) e nella Galleria Nazionale dell’Armenia a Jerevan (9 agosto-29 settembre 2019), la terza dal titolo “Antica Roma a colori. Mosaici dai Musei Capitolini” nel Museo della Georgia Simon Janashia di Tbilisi (10 ottobre-10 dicembre 2019).

L’esposizione si articola in quattro sezioni tematiche, all’interno delle quali il percorso segue un ordine cronologico.

valutare Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline

Mostra virtuale

Tour Virtuali

Viaggio digitale tra otto musei civici e i loro capolavori

I tour virtuali dei musei civici offrono una visita a tutto schermo delle sale e consentono un'esperienza virtuale a tutti che supera i limiti spaziali.

Utilizzando il mouse e la tastiera, cliccando sugli hotspot inseriti negli ambienti e navigando le mappe interattive la visita si approfondisce con elementi di contesto: foto, video e testi e il percorso è scelto liberamente dal visitatore.

Disponibili sia in italiano sia in inglese con oltre 300 sale e migliaia di opere, gli 8 musei civici offrono gratuitamente un percorso virtuale arricchito da immagini, video, audio e testi informativi.

La visita è fruibile su qualsiasi tipo di device, anche da dispositivi mobili come smartphone e tablet, con ulteriori supporti come gli appositi cardboard o visori VR.

I tour virtuali coprono la quasi totalità dello spazio museale con contenuti multimediali, fotografie a 360° navigabili mediante un’apposita plancia di comando per spostarsi virtualmente all’interno delle sale, pannelli esplicativi delle sale e delle opere, comandi per zoomare e ruotare a 360° l’immagine, mappa del percorso, gallerie fotografiche, video e altri contenuti di contesto.

La sezione “da non perdere”, contenendo un pratico elenco visuale di opere o sale selezionate, rappresenta uno strumento utile per chi non conosce il museo e lo visita per la prima volta.

Infine, nei Tour Virtuali della Centrale Montemartini, del Museo di Roma e del Museo delle Mura, grazie a droni di ultima generazione, il visitatore può vedere sale e opere dall’alto, godendo di un ulteriore e inedita prospettiva di visita del museo e anche della città.

valutare Tour Virtuali:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Tour Virtuali

Museo di Roma

Il settecentesco Palazzo Braschi, nel cuore della Roma Rinascimentale e Barocca, è la sede del Museo di Roma. La collezione del Museo, all’interno nel palazzo, costituisce il miglior racconto per immagini della città Eterna che si possa vedere, con quadri, opere grafiche e fotografie dal Seicento al Novecento.

Der Palazzo Braschi aus dem 18. Jahrhundert, im Herzen Roms der Renaissance und des Barocks, beherbergt das Museum von Rom. Die Sammlung des Museums, die im Palast untergebracht ist, stellt die beste Geschichte der Bilder der Ewigen Stadt dar, die man sehen kann, mit Gemälden, Grafiken und Fotografien vom 17. bis zum 20. Jahrhundert

valutare Museo di Roma:

Grazie per la tua recensione!

Valutazioni e rapporti Museo di Roma

Mostre / Museo Musei Vaticani Città del Vaticano, Viale Vaticano
Mostre / Museo MAXXI Roma Roma, Via Guido Reni, 4A
Mostre / Museo Musei Civici Roma, Piazza Lovatelli 35
Mostre / Museo Chiostro del Bramante Roma Roma, Via Arco della Pace, 5
Mostre / Museo Palazzo Barberini Roma Roma, Via delle Quattro Fontane, 13
Mostre / Museo Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco Roma, Corso Vittorio Emanuele 166/A
Mostre / Chiesa Pantheon Roma, Piazza della Rotonda
Mostre / Visite turistiche Villa di Massenzio Roma, Via Appia Antica, 153
Mostre / Museo Museo delle Mura Roma, Via di Porta San Sebastiano, 18

Non hai un login? Allora registrati ora qui!

Bitte schauen Sie in Ihrem E-Mail-Postfach nach der Registrierungsmail und klicken Sie auf den darin enthaltenen Link.